La malferma salute e l’imminenza della morte del papa sono elementi interpretativi ricorrenti e dominanti nella storiografia coeva e successiva riguardante il pontificato di Leone XII. Quando è eletto al soglio pontificio, nel 1823, si...
moreLa malferma salute e l’imminenza della morte del papa sono elementi interpretativi ricorrenti e dominanti nella storiografia coeva e successiva riguardante il pontificato di Leone XII. Quando è eletto al soglio pontificio, nel 1823, si mormora che abbia ricevuto l’estrema unzione già diciassette volte e la sua incerta salute non è un elemento secondario nel far convergere sul suo nome i voti di un conclave difficile. Nel corso del quinquennio leonino più volte la preoccupazione per la sua salute genera un “clima da conclave”, con il moltiplicarsi di pronostici sul suo successore e sul nuovo segretario di stato. La sua personale consapevolezza di una morte prossima è letta come responsabile della frenetica attività di riforma che egli imprime al suo pontificato, spesso forzando gli equilibri e i ritmi della curia e dell’amministrazione pontificia.
A questa prima riflessione, sull’incidenza della preoccupazione per la salute e la morte del papa nell’interpretazione storiografica del pontificato, si affianca uno sguardo sulla scultura funeraria dei pontefici nell’età della Restaurazione, nella quale si condensa e cristallizza la memoria del pontificato. Tali apparati, effimeri o monumentali, riflettono il formarsi di quella “devozione al papa” che, sorta in conseguenza delle vicissitudini sofferte da Pio VI e Pio VII in età napoleonica, si sviluppa con diverse declinazioni nel terzo-quarto decennio del secolo per maturare pienamente negli anni di Pio IX. Prefigurando una significativa soluzione per l’autorappresentazione della Chiesa alla fine del suo potere temporale.